Così in una nota l’europarlamentre M5S Tiziana Beghin

L’Ucraina è il granaio del mondo e la guerra sta affamando il pianeta. E se in Europa la naturale conseguenza è stato un aumento dei prezzi di pane e pasta, in Africa e in Medio Oriente c’è chi rischia di morire letteralmente di fame, perché interi Paesi dipendono al 100% dell’export ucraino, che rimane bloccato dalle mine e dalle bombe russe.

Si tratta di quantità di cibo immense, perché delle 620 milioni di tonnellate di cereali commerciate nel 2021, l’Ucraina ne ha fornite da sola l’11%. Perciò dobbiamo agire subito, perché se gli stock globali di cereali scendessero sotto un certo livello, non solo aumenterebbe la fame nel mondo, ma ogni Paese produttore reagirebbe con comprensibile paura, limitando l’export di grano.

Una misura che sembra sensata se vista individualmente, ma se decine di Paesi la prendessero allo stesso tempo l’effetto collettivo globale sarebbe un’esplosione senza precedenti del prezzo, che potrebbe raggiungere soglie mai viste. Le grandi potenze devono trovare un accordo per l’apertura urgente di corridoi alimentari marittimi, ma nel frattempo l’Unione europea deve facilitare il trasporto via terra, stanziando risorse per l’acquisto e il noleggio di treni e autocarri, e sostenendo gli operatori della logistica a far fronte agli ingenti costi assicurativi.

Ad aggravare la situazione, gli esportatori mondiali non stanno più comprando grano ucraino, dato che sono giustamente preoccupati che il prodotto che comprano oggi non sarà mai consegnato: per questo la Commissione e l’ONU dovrebbero anche pensare di comprare direttamente il grano dai produttori ucraini, per poi rivenderlo agli esportatori. E infine, dobbiamo coordinare gli sforzi globali al G7 e al G20 per evitare restrizioni all’export di grano: solo così la catastrofe umanitaria che è questa guerra non si trasformerà anche in un disastro alimentare globale.

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