E alla fine Mattarella fu. Ci sono voluti sei giorni e otto votazioni per cercare un “nome nuovo” per poi convergere nuovamente su colui che oggi rappresenta il “salvatore della patria”. Vorremmo poter dire il salvatore della politica che, non si può negare, ha restituito ai suoi cittadini una fotografia a gradazione di colore bianco e nero. Ci saranno ora nuovi giorni per raccontare chi ha portato a casa il miglior risultato, ripiegando sulla certezza di un altissimo profilo, quale è il Presidente uscente, dopo aver tentato la mossa storica da parte di alcuni partiti, di portare una donna a ricoprire il ruolo di più alta carica dello Stato.

Ma vediamo come sono andate le cose in questi giorni, partendo proprio dalle esternazioni di Mattarella che aveva chiaramente detto di non avere intenzione di essere candidato per un secondo mandato. Così lunedì 24 iniziano le frenetiche riunioni per capire se è possibile trovare un accordo, se non proprio sul nome, almeno su una rosa di candidati che possano trovare un consenso trasversale. Appare evidente che non si verificano nessuna delle due ipotesi tanto che al termine della prima votazione la maggioranza dei grandi elettori vota scheda bianca. In questa giornata il nome che si affaccia nel transatlantico è quello di Nordio. Va a fare compagnia ai sussurri che indicano tra i candidati Pier Ferdinando Casini e Elisabetta Casellati 

La situazione del centrodestra

Il centro destra, ancora unito e rappresentato da Matteo Salvini, nella seconda giornata di voto mette sul piatto una rosa di nomi sui quali intende giocare la partita contro il centro sinistra: Elisabetta Casellati, Letizia Moratti, Marcello Pera, Carlo Nordio e Antonio Tajani. La maggior parte di questi vengono considerati irricevibili dagli avversari politici ed anche la seconda giornata scorre senza che  si intraveda la possibilità di proclamare un nuovo Presidente. Manca ancora una tornata di voto che richiede i due terzi di maggioranza, appare quindi verosimile l’attesa della quarta giornata per comprendere la direzione che si sta prendendo. 

C’è da dire che mai, in alcuna delle sei giornate, il nome di Sergio Mattarella è stato accantonato. Nonostante avesse già iniziato il trasloco e mostrato le scatole di documenti che stavano per lasciare il suo ufficio, tra i banchi del Parlamento c’era chi insistentemente chiedeva la sua rielezione. Tant’è che nel giorno 3, dopo le 412 schede bianche, è lui il più votato raccogliendo 125 preferenze e replicando anche il successivo con 166 voti. PD e M5S infittiscono  gli incontri e si fa più vicina la possibilità di portare un nome comune che possa essere di sesso femminile. E’ il preludio del naufragio in cui incappa Elisabetta Casellati, immolata da Salvini. Si ferma a meno di 400 voti, uscendo definitivamente di scena.

La richiesta a Mattarella

L’ultimo colpo di teatro lo regala agli Italiani Giuseppe Conte. Annuncia di essere arrivati ad uno scenario che vedrebbe molto concreta la possibilità di un accordo sul nome, non detto pubblicamente, di Elisabetta Belloni. Alla fine però anche questo nome sbatte sul muro di gomma dell’opposizione e dopo 6 giorni di estenuanti sedute, senza ampio accordo, non resta che chiedere a Sergio Mattarella di mettere “una pezza” a questa situazione accettando di impegnarsi in un secondo mandato. Alla ottava votazione, un plebiscito per lui. Si chiude la parentesi delle votazioni con la proclamazione del “nuovo” Presidente della Repubblica e si apre una profonda riflessione sulla politica Italiana. Centro destra sfaldato e coalizione di centro sinistra in cerca di leader come dimostra anche il botta e risposta tra Conte e Di Maio. Ne vedremo delle belle.

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