Il piano d’azione per il biologico può rappresentare uno strumento importante per conciliare obiettivi ambientali e sovranità agricola europea. Questioni oggi più che mai preminenti.

Obiettivi irrealistici sul biologico

Porre l’obiettivo del 25% di terre coltivate a biologico entro il 2030, quando diversi Stati non arrivano neanche al 5%, significa due cose: o è la scusa per creare un biologico annacquato che alimenterà distorsioni e dumping ambientale, oppure si sta proponendo qualcosa destinato a fallire già in partenza.

Per questo è assolutamente necessaria una valutazione di impatto, per fissare obiettivi e indicatori davvero ambiziosi, chiari e realistici.

In Italia, migliaia di agricoltori hanno già investito risorse molto importanti nel biologico. E di certo non vogliono competere con nuovi prodotti bio frutto di una politica europea blanda e banale. Occorre certamente ampliare il mercato per il biologico. Ma senza metterlo in concorrenza con i prodotti a denominazione di origine che rappresentano eccellenze da proteggere e non da annullare.

No a scorciatoie e deroghe per colmare differenze sul Biologico.

Nessuna scorciatoia, quindi, sì ai prodotti bio nelle mense pubbliche europee ma sì anche ai prodotti Dop e Igp, come avviene anche in Italia.

Siamo contrari anche al trasferimento di fondi europei destinati invece alla promozione dei prodotti agroalimentari o alla totale assenza dei controlli sui prodotti bio che provengono dai Paesi terzi. Noi del M5S vogliamo un vero biologico, realmente rispettoso della natura e che riconosca agli agricoltori un giusto guadagno. Di uno pseudo-biologico possiamo tranquillamente farne a meno!

Print Friendly, PDF & Email