È prioritario iniziare una riflessione seria su come alzare i salari in Italia. Stagnanti da almeno due decenni e tra i più bassi in Europa.

Gli ultimi dati pubblicati dall’Istat fotografano una situazione allarmante per milioni di lavoratrici e lavoratori italiani che a causa del conflitto russo-ucraino e dell’inflazione, la più alta mai registrata nel nostro Paese dal 1991, rischiano di vedersi divorare il proprio potere d’acquisto o di scivolare verso la povertà.

In Italia, ci sono quasi cinque milioni di cittadini che pur lavorando non riescono a vivere dignitosamente. Se non adeguiamo i salari il pericolo è che nei prossimi mesi avremo una quota crescente di lavoratori-poveri.

Per impedirlo dobbiamo creare una cintura di protezione contro una nuova recessione o, nel peggiore dei casi, uno scenario di stagflazione dopo due anni di pandemia. Alzare i salari infatti fa bene ai lavoratori e alle imprese.

In Europa, la direttiva sui salari adeguati ed equi rappresenta un valido strumento affinché a livello nazionale si possa distribuire adeguatamente la ricchezza, riformare le relazioni industriali contro dumping e concorrenza sleale e garantire più tutele e più diritti nel mercato del lavoro.

Altri Stati europei, come Spagna, Francia, e Germania lo hanno capito. E hanno alzato il salario minimo. La direttiva europea ha già tracciato la strada, ora più che mai governo e parti sociali diano assoluta priorità all’adeguamento dei salari.

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