Parlare di rifiuti, prevede delle importanti riflessioni da sottoporre ai cittadini, perché un cassonetto stradale stracolmo è visibile esattamente come le buche per strada o come il trasporto pubblico inefficiente.

Sono fattori vicini, che utilizziamo pressoché tutti e su cui, di fatto, si stilano le pagelle del lavoro dei Sindaci, ed è proprio in quest’ottica che i rifiuti a Roma rappresentano diversi disagi: l’igiene delle strade, l’immagine che la città di Roma restituisce di sé agli occhi del mondo e soprattutto il tipo di servizio che i romani  hanno a fronte di tasse salate da pagare. È evidente che qualsiasi persona che vive a Roma e che, nonostante paghi una delle TARI più alte d’Italia, continua a trovarsi da anni cassoni trasbordanti di  immondizia, ormai è stanca di vivere in una simile condizione.

Non è più una situazione tollerabile, nonostante qualsiasi cittadino sia consapevole della difficoltà e dell’ampiezza del problema, i romani non ne possono proprio più! Lo rileva anche un sondaggio divulgato da una testata romana in cui oltre l’80% degli intervistati si è detto favorevole, anche se con motivazioni diverse. Oggi l’inceneritore rappresenterebbe per l’opinione pubblica, la soluzione, mandando a benedire anni e anni di contese in cui decine di comitati cittadini si sono battuti per avere la raccolta differenziata su Roma.

L’inceneritore, soprattutto il modello di Bolzano, rappresenta infatti la tecnologia a maggior deterrente per la separazione dei materiali, infatti qualsiasi busta che si può trovare dentro un cassone stradale contiene il tampone casalingo anticovid, scarti alimentari, pannolini, bottiglie di vetro, comuni scatole di latta e molto altro.

Il modello che ha preso come esempio il sindaco Gualtieri, ovverossia l’inceneritore di Bolzano, ha al suo interno una sorta di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) che separa e pone ad una prima lavorazione tutti i materiali della busta, compresa la latta e a seguire va tutto ad incenerimento. Quindi la comune scatola di latta verrà prima portata allo stato liquido e poi all’evaporazione liberando alluminio nell’aria e facendo respirare metalli pesanti ai cittadini che già oggi, nella metropoli, hanno a che fare con una presenza di PM10 e PM2,5 non indifferenti.

Ma c’è di più: una tecnologia del genere produce, non solo, un numero maggiore di ceneri ma produce ceneri pericolose che vanno stoccate e tombate, come fossero rifiuti radioattivi. Quindi, se mai fosse stato possibile, il modello proposto da Gualtieri è anche peggiore di quello in utilizzo oggi e non risolve la necessità di avere una discarica, proprio perché servirebbe una discarica dove tombare i rifiuti pericolosi prodotti.

Allora c’è chiedersi come mai, con tutti i soldi che entrano dalla TARI dei romani, non ci sia mai stata un’organizzazione per fare e ampliare la raccolta differenziata. Come prima cosa bisognerebbe dire che partire con la raccolta differenziata significherebbe fare un investimento e per fare ciò bisognerebbe iniziare aumentando gli impiegati in AMA e il numero dei mezzi disponibili. Questo ovviamente si tradurrebbe in un aumento della TARI in modo diretto e un aumento di qualsiasi cifra, oggi  sarebbe davvero intollerabile per i romani.

Ci aveva provato la dott.ssa Paola Muraro che ha invece subìto un linciaggio mediatico perché probabilmente stava toccando i tasselli giusti, la prova sono le scuse ricevute dall’ex direttore deLa Repubblica”.  Poco importa, infatti, che sia stato Gualtieri a proporre l’inceneritore a Santa Palomba. La domanda reale è: vogliamo fare la raccolta differenziata a Roma o pensiamo che sia impossibile?

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