In molti salotti borghesi e conservatori si consuma un dibattito surreale e anacronistico, alla ricerca di motivi per rendere legale la prostituzione. Ugo Rosenberg, autore del libro Sex Work”, nelle numerose interviste rilasciate sostiene che la legge abolizionista – scritta dalla senatrice Maiorino – farà aumentare i pericoli legati alla prostituzione perché se si punisce il cliente, la persona perbene non andrà più ad acquistare prestazioni sessuali per non incorrere in sanzioni, quindi le prostitute saranno costrette ad accettare clienti che potenzialmente non sono persone perbene.

Ma chi sono secondo Rosenberg gli uomini perbene? , Quelli sposati che attraverso le sanzioni verrebbero messi in difficoltà perché esposti alle ripercussioni delle famiglie, i politici, gli uomini d’affari?. Rosenberg l’ha definita una situazione paradossale e se ci si pensa è coerente con l’assunto che la prostituzione è una professione e un diritto ma solo ad appannaggio degli uomini.

Uomini che magari non sono in grado di procacciarsi del sesso senza impegno perché hanno una pessima autostima di se stessi o per le dimensioni del loro pene, uomini che non si accettano o vengono rifiutati persino dalla madre dei loro figli. Uomini che, grazie alla donna di Serie B se così la vogliamo chiamare, si rincuorano perché non verrebbero rifiutati e si prendono in giro, illudendosi di avere un aspetto gradevole perché quella donna non li ha rifiutati.

Oppure perché quella donna transgender li ha perdonati e accolti nel loro reale gusto sessuale. L’ultima affermazione di Rosenberg è anche quella più ridicola – “i clienti che si accorgono che quella ragazza è vittima di tratta o sfruttamento e che oggi denunciano, non lo farebbe più perché dovrebbero prima di tutto autodenunciarsi” – e ci si chiede quali e quanti uomini, tra quelli alle prese con un matrimonio finito, quelli alle prese con la loro omosessualità nascosta, quelli che in ogni caso si dovrebbero esporre ad una querela senza prove, andando incontro a contro querele per diffamazione, lo hanno fatto o lo farebbero.

La domanda che da donna mi pongo è come mai esistono ancora uomini che per fare sesso hanno bisogno di comprare il corpo di un’altra persona. Oggi, se si ha un matrimonio nel quale non si fa più sesso, ci si può separare. Oggi, se si conosce una persona e si decide di avere un rapporto sessuale occasionale, non è più scandaloso,anzi è piuttosto diffuso. Oggi se si capisce di essere omosessuali, ci si può accettare, ci si può amare e farsi amare.

Che senso ha, nella nostra società, comprare una prestazione sessuale? È possibile che gli uomini, o parte di essi, siano ancora così fortemente condizionati dall’immagine, errata, del femminile casto e puro di Serie A contrapposto ad un femminile di Serie B, acquistabile e usabile come fosse un oggetto?

È possibile che ancora oggi si pensa che le donne transgender per vivere, non possano fare altro che vendersi? Affermare che le prostitute siano delle professioniste che scelgono liberamente di vendere prestazioni sessuali, è un inganno semantico. In realtà significa tutelare il diritto degli uomini a comprare il corpo di un’altra persona per usufruirne come meglio credono. La prostituzione nel XXI secolo è inconcepibile perché si basa solo e soltanto sulle resistenze culturali, educative e di un bigottismo radicato di una parte della società.

E non c’è da stupirsi se è quella che vorrebbe abolire il nostro sacrosanto diritto all’aborto.

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