Caro sindaco Roberto Gualtieri, nell’attesa di potermi confrontare direttamente con te sull’ipotesi di un inceneritore a Roma, come da te auspicato nei giorni scorsi, sto studiando un po’ di dati AMA e c’è una domanda di fondo a cui non trovo risposta e su cui ti chiedo un confronto.

Il Piano economico finanziario di un inceneritore si regge sulla tariffa di conferimento, cioè la tassa sui rifiuti, la TARI pagata dai cittadini romani. La quota di rifiuti indifferenziati, che dovrebbe essere smaltita e bruciata con l’inceneritore, è quindi il “combustibile” stesso che, letteralmente, alimenta un impianto del genere sia da un punto di vista produttivo che economico.

In poche parole, l’inceneritore se non ha abbastanza rifiuti da bruciare, non può funzionare, non conviene ed è pertanto inutile. No monnezza, no party! Ecco la dura legge dell’inceneritore, che, inevitabilmente, spingerà il sistema di gestione dei rifiuti a disincentivare la raccolta differenziata per poter garantire invece una quota sufficiente di rifiuti indifferenziati da bruciare, ovvero almeno 600mila tonnellate annue.

Se io infatti miglioro la raccolta differenziata, riduco la quantità di rifiuti indifferenziati da conferire nell’inceneritore ed è qui che i conti non tornano. Come faccio a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo Ue del 65% di raccolta differenziata (partendo dall’attuale 43%) senza creare un buco finanziario nella gestione dell’impianto se non addirittura un gap nella filiera  produttiva?

Caro sindaco Gualtieri, finora hai dichiarato che vuoi sia ridurre i volumi dei rifiuti prodotti, sia raggiungere la quota del 65% di raccolta differenziata sia costruire l’inceneritore. Le tre cose non legano. Allora o ti hanno fatto dei conti molto ottimistici (o forse solo parziali), o stai cercando di non scontentare nessuno (almeno non nell’immediato), oppure hai dei dati che sfidano le leggi della fisica e che pertanto, ancora di più, non vedo l’ora di conoscere e di poterli condividere con tutti gli abitanti di Roma e provincia.

Perché sia ben chiaro che non debbano essere i cittadini di Roma a rimetterci qualora l’inceneritore dovesse rivelarsi un investimento insostenibile da un punto di vista economico-finanziario, oltre che ambientale.

Chi brucia, paga!

 

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