La lettera che Giuseppe Conte ha presentato a Mario Draghi rappresenta l’essenza delle posizioni e dei temi propri di forza progressista moderna che vuole candidarsi a governare un Paese. Insistere su punti che in questo particolare momento storico vanno ad incidere sul tessuto sociale, profondamente colpito dalla crisi economica, significa portare alla ribalta quella visione che vede la tutela delle fasce più deboli una priorità, non per il MoVimento 5 Stelle, ma per la totalità di un campo progressista che voglia definirsi tale.

Il “profondo disagio politico” di cui parla Conte non è il disagio del Movimento 5 Stelle, come pure qualcuno ha voluto rimarcare, ma la mortificazione della democrazia in un Paese dove un esecutivo non può essere relegato a ruolo di certificatore, né tantomeno può travalicare e opprimere la volontà parlamentare. Parlare di welfare, ambiente, riforme, partecipazione, abiura della guerra è parlare dei pilastri intorno ai quali è stata costruita la forza propulsiva di quei partiti che, negli anni, hanno condotto battaglie di civiltà e uguaglianza.

Non c’è nulla di più progressista dei nove punti contenuti nella lettera presentata a Draghi, ed è questo che fa di Giuseppe Conte il vero faro di un’alleanza che si pone in contrasto con coloro che cavalcano pericolose ideologie che la storia ha bocciato, con coloro che antepongono il fascino del potere ai bisogni reali di milioni di cittadini sfibrati da pandemia e crisi economica, con coloro che nei giochi di palazzo trovano il compendio della loro natura oligarchica. L’esperienza di Governo non ha diluito, né reso incolori e insapori, i valori del Movimento 5 Stelle, al contrario di altri; e i grandi risultati che sono stati conseguiti non possono essere sviliti da un gioco di Risiko in cui più che dei temi, ci si preoccupa di piazzare le bandierine della conquista.

Giuseppe Conte è scomodo, sì è scomodo per chi ha in mente una prospettiva politica elitaria, già definita, costruita sul ricatto della responsabilità che nasconde la volontà di fiaccare la costruzione di un fronte che si contrapponga a chi usa il potere per il potere, nell’interesse esclusivo di pochi, a danno di tanti. Se è questo che desideriamo per il futuro del nostro Paese, Giuseppe Conte e il M5S sono scomodi.

Se invece vogliamo davvero iniziare a pensare ad un Paese più giusto, più centrato sui bisogni reali dei cittadini, delle realtà economico-produttive, di chi non vogliamo lasciare indietro, allora usciamo dalla narrazione corrente che non è entrata nel merito della lettera ma ne ha stigmatizzato il metodo, come se ad un incontro con Draghi il capo politico di un partito dovesse portare non un documento, ma oro incenso e mirra. Insieme, afferriamo a due mani il coraggio per ammettere che non c’è nessuno che possa rappresentare il fronte progressista meglio di Giuseppe Conte.

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