Da ormai diversi anni il mondo dell’editoria si domanda quale sia il ruolo della carta stampata, soprattutto per quanto riguarda l’informazione in un mondo sempre più digitalizzato. Una dicotomia, quella tra progresso e modernità, che attraversa la storia e oggi si esprime nella nuova forma analogico vs digitale, ma vediamo i numeri dei quotidiani.

Sono numeri impietosi, per alcune testate, quelli rilevati da ADS, Accertamenti Diffusione Stampa, la “società che certifica e divulga i dati relativi alla tiratura e alla diffusione e/o distribuzione della stampa quotidiana e periodica di qualunque specie pubblicata in Italia”. Se la popolarità e il gradimento dei giornali si misura anche in base alla tiratura, ovvero al numero di copie vendute, per alcuni quotidiani si potrebbe parlare di un vero e proprio crollo.

Il calo de “La Repubblica”

Ne ha parlato qualche giorno fa anche YouTrend, il famoso sito di rilevazioni e sondaggi, riprendendo proprio i dati relativi al mese di settembre 2021, diffusi da ADS e messi a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. A saltare all’occhio è il decremento che riguarda in particolare due quotidiani generalisti:  La Repubblica e Il Giornale. La creatura di Eugenio Scalfari, che oggi vede al timone Maurizio Molinari, perde il 14,41%. Ben 26.472 copie in meno in un solo anno ma a fare più sensazione è, a quanto riporta Youtrend, il fatto che queste circa 157mila copie vendute sono “il dato più basso da quando sono disponibili le rilevazioni di diffusione“. Nonostante questo la testata romana rimane comunque al secondo posto nella classifica totale dietro soltanto al Corriere della Sera che  in controtendenza guadagna lo 0,48%.

Tonfo per “Il Giornale”

Se la passa decisamente male nei numeri Augusto Minzolini, direttore de Il Giornale tra le testate con una più ampia perdita percentuale. Il 26,22% in meno corrisponde all’abbandono di 13.129 lettori potenziali acquirenti di una copia. Il report di ADS  parla di copie cartacee e digitali. Non si possono quindi imputare i flop a motivi generazionali (gli anziani vanno meno sul web). Né al tipo di argomenti trattati, dal momento che si tratta di quotidiani generalisti. Non è possibile però avere una quadro più chiaro poiché dall’elenco delle testate prese in considerazione mancano due nomi di rilevo: Il Foglio e  Domani, nato soltanto il 15 settembre 2020

L’avvento dei social ha ucciso i quotidiani?

Per certo si può però affermare che l’informazione, soprattutto legata alla notizia politica, ha subito un duro colpo a causa del processo di personalizzazione di quest’ultima che ha spostato lo spazio verso i canali social. Le notizie sono date in prima persona dai diretti interessati con i quali è apparentemente più facile dialogare.

Non dimentichiamo infatti che dietro account da milioni di followers ci sono team specializzati. Tanto nella creazione di contenuti quanto nella formulazione delle risposte ai seguaci. Un sistema che funziona anche per gli addetti che non devono più attendere i lanci di agenzia. A volte infatti sono proprio le agenzie a riprendere i post o i tweet.

Ma l’ingordigia di avere ai propri piedi una potenziale platea di oltre 35 milioni di utenti attivi su Facebook, secondo il report Agcom di febbraio 2021,  attira di più che apparire su una delle circa 200mila copie che un quotidiano oggi può offrire.

Le Fake News

Obiettivamente, la natura dell’informazione giornalistica sul quotidiano, a parte il fascino della notizia su carta, rappresenta anche una questione di qualità e garanzia, che sul web si diluisce nella miriade di fonti informative, spesso incontrollate.

Rimane, appunto,  il tema della qualità dell’informazione e della professionalità soffocate dalla quantità di notizie inviate in rete spesso senza controllo e che si rivelano in molti casi delle Fake News.

Molte testate storiche a dire il vero si sono trasferite in parallelo anche sulla rete, ma rimane sempre il fatto che l’informazione sul web oggi rappresenta, per certi versi, una vera e propria giungla piena di insidie per gli utenti. Sempre più difficile riuscire a verificare la veridicità di molte notizie e anche per questo molti social, su precise indicazioni della Commissione Europea,  sono dovuti correre ai ripari per certificare alcune notizie, iniziando una vera e propria battaglia contro le Fake News

 

 

 

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