Nel Movimento 5 Stelle siamo in piena stagione degli abbandoni.

Ultimo in ordine di tempo l’europarlamentare Dino Giarrusso che, come altri, cerca spazio in nuovi lidi, professando la solita solfa dei valori traditi.

Che dire, se il Movimento 5 Stelle deve tenersi chi rema contro è meglio che lo lasci andare.

Come dice il proverbio “Ponti d’oro al nemico che fugge”, perché è molto meglio essere in meno ma accomunati dallo stesso ideale, piuttosto che essere in tanti ma avere all’interno personaggi che pensano solo al proprio tornaconto personale.

Beppe Grillo lo aveva previsto molti anni fa, teorizzando addirittura una percentuale di circa il 10% di parlamentari o eletti in altri ambiti istituzionali, che comunque avrebbero finito con il “tradire e abbandonare” il gruppo per andare altrove.

Sono convinto che questa fase possa invece essere utile al Movimento, affinché al suo interno si faccia chiarezza tra chi crede nella sua innovazione e chi invece resta ancorato ad ideali utopistici o, peggio, all’idea di protesta sterile, messa in scena non per fare il bene della comunità ma il bene di se stessi. Perché con la protesta forse si vince, ma non si realizzano azioni concrete per i cittadini. I fatti, quelli veri, li fai quando lavori a testa bassa e non quando urli contro quello che fanno gli altri.

La maturità politica si acquisisce esercitandola politica, non con le solite chiacchiere affabulatrici di valori tirati fuori dal taschino solo quando serve a rifarsi la propria verginità.

 

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