La Corte Costituzionale si è espressa contro la possibilità individuale di decidere sul fine vita. Sul se e sul come porre termine alla propria esistenza nei casi in cui vivere sia diventato troppo doloroso. Oppure quando si è ridotti in uno stato vegetativo tale da non consentire di chiamare “esistenza” lo scorrere dei giorni. Insomma no all’eutanasia legale con la dichiarazione di inammissibilità del quesito referendario per il quale Luca Cappato e l’associazione Coscioni tanto si sono spesi. La raccolta di un milione e 200 mila firme, ben oltre il minimo richiesto di 500 mila, non è stata sufficiente per portare alle urne gli italiani, affinchè dessero il proprio parere sull’argomento.

Il quesito referendario 

Il 21 aprile 2021, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana viene pubblicata la richiesta di referendum abrogativo attraverso la proposta di un preciso quesito. «Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole “la reclusione da sei a quindici anni.”; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole “Si applicano”? Di fatto, i proponenti chiedevano di modificare il testo dell’art. 579 del Codice Penale (Omicidio del consenziente) in modo tale da eliminare quei passaggi che impedirebbero di consentire l’eutanasia fermo restando il fatto che “rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni“.

Sul sito ufficiale del comitato promotore del referendum, si legge ancora che “l’esito abrogativo del referendum farebbe venir meno il divieto assoluto dell’eutanasia e la consentirebbe limitatamente alle forme previste dalla legge 219/2017 in materia di consenso informato. Per quanto riguarda, invece, condotte realizzate al di fuori delle forme previste dall’ordinamento sarà applicabile il reato di omicidio doloso (art. 575 cp)”.

La sentenza della Corte di Cassazione che non ritiene ammissibile il quesito

Ciò che sarà ufficiale nei prossimi giorni, con il deposito della sentenza, è stato anticipato da un comunicato dell’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale. Si preannunciano le motivazioni dell’inammissibilità del quesito referendario: “la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili“.

Non si sono fatte attendere a lungo le dichiarazioni di Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni.  Alcune frasi  lasciano chiaramente intendere come non ci sia alcuna intenzione di chiudere questa battaglia: “Sull’eutanasia proseguiremo con altri strumenti, abbiamo altri strumenti. Come con Piergiorgio Welby e dj Fabo. Andremo avanti con disobbedienza civile, faremo ricorsi. Eutanasia legale contro eutanasia clandestina“.

Le vicende passate

Sul tema del fine vita legale, in verità,  si dibatte da tanto. Le voci sono molte e spesso in netto contrasto tra di loro. Chi di noi ha dimenticato le giornate in cui la famiglia di Eluana Englaro chiedeva disperatamente di concedere alla loro figlia, dopo 17 anni vissuti nell’assoluta incoscienza, la possibilità di interrompere la nutrizione artificiale? Oppure non ha seguito le vicende di Mario Welby o Dj Fabbo esprimendo le proprie opinioni e confrontandosi con i fatti? Ogni volta che di discute un tema etico si apre un dibattito popolare. Ma soprattutto un dibattito politico. Sarebbe infatti compito delle Istituzioni, delle donne e degli uomini che governano il Paese legiferare per dare pari diritti e pari dignità ai propri cittadini, tutti. 

Il punto di vista della Chiesa sul fine vita

E qui si apre un mondo. Partendo da un presupposto di base, quello costituzionale, secondo cui “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” viene da chiedersi però se e quanto possano aver inciso sullo svolgimento delle funzioni legislative, le esternazioni “papali”. Alla vigilia di questa decisione  sull’ammissibilità del quesito referendario si è chiaramente espresso in modo contrario Papa Francesco. Pur riconoscendo la necessità di non procedere con l’accanimento terapeutico, ritenuto “immorale” e considerando la morte un fatto inevitabile, il Pontefice ribadisce però che la fine della vita va accompagnata e non provocata, confermando ancora una volta il no della Chiesa al suicidio assistito.

Nella maggior parte di questi casi, la tutela del sentimento religioso spesso si contrappone alla tutela del diritto alla laicità. Un groviglio di articoli e norme si intrecciano tra la Costituzione e l’interpretazione che di essa dà la Corte Costituzionale, passando anche per quei principi che dal 1929 legano e dividono Stato e Chiesa con i Patti Lateranensi. Sarebbe troppo facile rifugiarsi nella tanto decantata “liquidità” della società nel terzo millennio per  chiedere cambiamenti epocali e in linea con nuove esigenze. A chi scrive, sembra quanto meno doveroso provare a stabilire esattamente cosa si intenda per  ‘tutela minima della vita umana’ e quando la vita si possa ancora chiamare tale e degna di essere vissuta. In alternativa, lasciare l’arbitrio di continuare o meno anche a legare a sé chi ama con una sofferenza, che solo chi prova può tentare di descrivere.

Print Friendly, PDF & Email