Un nuovo elemento potrebbe arricchire le linee guida per condurre la campagna elettorale. Lo ha introdotto la Commissione Europea presentando una proposta che intende tutelare maggiormente la correttezza delle elezioni e favorire ancor più il confronto democratico. La proposta riguarda in dettaglio la pubblicità politica e il  targeting, ovvero quel processo che consente di filtrare, per interessi o per posizione geografica, un pubblico globale.

Pratiche già ampiamente utilizzate anche in Italia dagli staff della comunicazione politica, oggi ampiamente formati da professionisti di diversi settori.

Quello che la Commissione propone è principalmente la trasparenza circa la natura del messaggio pubblicitario. Un annuncio politico dovrebbe essere facilmente identificabile come tale, riportare chiare informazioni sul mittente e su quale sia stata la spesa per il finanziamento.

Analogamente, in relazione al processo di targeting,  la Commissione ritiene che tali pratiche dovrebbero essere chiaramente oggetto di spiegazione. Quali metodi, quali scopi, quali dati presi in considerazione e soprattutto ottenere il consenso esplicito alla fornitura degli stessi. In assenza di una approvazione sull’utilizzo di dati personali sensibili, queste pratiche dovrebbero essere vietate.

A violazioni delle norme sulla trasparenza, gli stati membri, dovrebbero dare seguito con sanzioni pecuniarie tanto efficaci quanto proporzionate e nello stesso tempo dissuasive. Secondo la Commissione è necessario evitare che i cittadini non vengano adeguatamente informati di contenuti politici a pagamento, sia diffusi attraverso la rete che con altri mezzi, ognuno dovrebbe essere libero di poter partecipare a qualsivoglia dibattito in ambito politico senza che le informazioni che riceve vengano manipolate o sottoposte ad interferenze di alcun genere.

Sponsorizzazioni e pubblicità elettorale

Sembrerebbe un chiaro riferimento a quelle “sponsorizzazioni” di cui sono stati oggetto messaggi affidati ai social come Facebook, per le quali inizialmente non veniva data, a monte, alcuna indicazione del costo per la diffusione ad un pubblico più esteso e magari diviso in settori.

In effetti la proposta della Commissione europea, va verso questa direzione ed entra nello specifico di una pubblicità politica a pagamento che deve contenere precise informazioni. Chi è che sponsorizza? Quanto è stato speso per lo spot? Da dove arrivano i fondi utilizzati? Queste solo alcune delle domande a cui si deve dare risposta nella pubblicizzazione di un messaggio politico, alle quali si aggiunge l’obbligo di  far conoscere la relazione tra il messaggio e il tipo di tornata elettorale o di referendum.

Se passasse la proposta, non sarebbe più possibile per nessuno effettuare operazioni di targeting. Vietato l’utilizzo di alcuni dati personali considerati sensibili come l’orientamento sessuale, l’etnia o il credo religioso. Salvo esplicita autorizzazione degli interessati. Il testo che andrà a regolamentare il settore, potrebbe essere adottato dalle autorità nazionali per la protezione dei dati con il potere di sanzionare i trasgressori in base alla normative UE.

Ma in termini pratici, di cosa stiamo parlando?

L’argomento era già stato affrontato nel nostro Paese. L’occasione, l’ideazione di un “gioco” che avrebbe avuto come premio finale la possibilità di contatto con un leader politico. Eravamo nel 2019 alla vigilia delle elezioni europee, Secondo quanto riportato anche in un articolo di AGI. “Più mi piace metti ai post sulla mia pagina Facebook, più veloce sei, più punti accumuli. Da quest’anno guadagni punti anche con i like su Instagram e con i ‘retweet’ su Twitter. Cosa si vince? Soldi? Zero. Ogni giorno un post con la tua foto che diffonderemo ai 6 milioni di amici. Per i più fortunati una chiacchierata al telefono con me”. Questo l’annuncio che entra nelle varie tipologie di pubblicità utilizzate da leader politici.

Nell’articolo dell’agenzia AGI si legge anche che “ l’utente acconsente alla trasmissione di informazioni quali il proprio nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato, comune di residenza, numero di cellulare, riferimento account Instagram e riferimento account Twitter”. Insomma per giocare devi acconsentire che qualcuno sappia tutte queste cose di te, compreso i riferimenti di account che, attraverso i post, possono essere veicolo di indicazioni riguardo gusti, idee, spostamenti e tutto ciò che abitualmente il popolo del web ama condividere e che diventa preziosa fonte per operazioni di profilazione.

Con l’entrata in vigore della proposta della Commissione Europea tutte le finalità dovranno essere accuratamente indicate e il destinatario del messaggio politico dovrà sapere esattamente da chi arriva il messaggio, con quale scopo e per quale occasione. Un tassello che si aggiunge al sempre più stringente Regolamento generale per la protezione dei dati.

Cosa potrebbe cambiare nella comunicazione politica del nostro Paese?

Forse non molto, di certo sarà necessario trovare nuove soluzioni e affidarsi sempre più a specialisti in campi più lontani dalla politica vera e propria come il marketing e la ricerca sociale.

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