Il presidente francese Macron ha cercato d’imporsi come garante esterno e ridurre a più miti consigli il capo del Cremlino Putin, spingendolo a cercare delle trattative con l’ucraino Volodymyr Zelensky. Trattative indispensabili ad entrambi, che sono solo un punto di partenza, viste richieste iniziali inconciliabili su i due fronti.

Volodymyr Zelensky pretendeva, oltre a un immediato cessate il fuoco, anche il ritiro russo da tutti i propri territori, Crimea e Donbass compresi, mentre il presidente Putin esigeva, il riconoscimento della piena sovranità sulla Crimea con l’aggiunta della rituale richiesta di «de-nazificare» l’Ucraina e ridurla allo status di nazione neutrale. Insomma una resa senza condizioni, del leader russo, a cui probabilmente sarebbe seguita la cacciata di Zelensky, la nomina di un governo provvisorio e probabilmente anche la riscrittura della Costituzione.

Una guerra combattuta mediaticamente e con le armi, che se da una parte  avvantaggia Zelensky attraverso un’efficiente strategia comunicativa, dall’altra lo espone al rischio di un eccesso di brutalità da parte della Russia, cosa che a Putin però creerebbe ad un forte calo di reputazione, vista anche la reazione del popolo russo, che guardano agli ucraini come il “popolo fratello”

Il valzer delle trattative, quindi è partito: round negoziali dalle caratteristiche differenti con l’Eliseo in contatto telefonico sia con il Cremlino sia con i bunker di Kiev. Trattative al temine del quale, secondo Macron, il presidente russo s’è impegnato a evitare nuovi attacchi a obiettivi civili nella capitale e a lasciare aperto un varco, sull’asse a Sud-Ovest di Kiev, lungo il quale lasciar defluire la popolazione in fuga dalla capitale.

Colloqui intrecciati, dove le ipotesi ventilate, sembrano dare un ampio respiro alle trattative. Vladimir Medinsky, il capo negoziatore russo vicinissimo a Putin, sarebbe stato incaricato di gettare le basi per accordi più complessi destinati ad abbozzare una soluzione per l’intero conflitto. Tra questi un progetto di divisione dell’Ucraina che lascerebbe al governo di Zelensky il controllo delle regioni a Ovest del fiume Dniepr. Quelle a Est, Kiev compresa, passerebbero invece nelle mani di un esecutivo benedetto da Mosca e privo di legami con Nato e Occidente.

Difficile dire se la trattativa andrà proprio in questa direzione, perché al momento l’ucraino Zelensky non ha nessun interesse a concedere vittorie a Mosca, se non salvaguardare più obiettivi civili possibili. Certo la lunghezza dei colloqui e il riserbo sui temi affrontati fanno capire che qualcosa si è mosso, anche se  non si comprende molto la presenza alle trattative del miliardario russo Roman Abramovich.

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