Nonostante la data referendaria si avvicini, si parla ancora molto poco di questo voto e non tutti i principali partiti hanno preso una posizione chiara e netta sul tema. Tra chi è sicuro di votare NO a tutti i quesiti c’è il Movimento 5 Stelle, sottolinea la deputata in commissione Giustizia Angela Salafia, che ci spiega in modo semplice come il risultato di questo referendum finirebbe per danneggiare profondamente il sistema giustizia. L’invito del M5s è a votare NO a tutti i quesiti, con particolare attenzione verso quello sulle misure cautelari, ritenuto “potenzialmente il più dannoso”, ci fa notare l’on. Salafia che ribadisce anche il NO all’eliminazione della “Legge Severino” e ci spiega i motivi della contrarietà a ogni singolo quesito. Senza dubbio, siamo contrari a ciascuno dei 5 quesiti e quindi, nel merito, invitiamo a votare cinque volte NO.

PRIMO QUESITO: L’INCADIDABILITÀ IN CASO DI CONDANNA

La legge Severino, che di fatto preclude la partecipazione alle competizioni elettorale di candidati condannati in via definitiva per gravi reati, è un baluardo insostituibile a garanzia della legalità e della trasparenza in politica. Eliminarla, così come proposto dal relativo quesito referendario, significherebbe tornare a un meccanismo inadeguato a preservare l’integrità del sistema democratico. Su questo come sugli altri quesiti siamo nettamente per il NO.

SECONDO QUESITO: LE MISURE CAUTELARI

Il tema delle misure cautelari è intimamente collegato a quello della sicurezza, un punto su cui non possiamo permetterci passi falsi, nell’interesse concreto dei cittadini. Anche in questo caso, siamo fermamente per il NO. L’idea proposta con il referendum di ridurre la possibilità per i giudici di applicare misure cautelari a coloro che sono accusati di alcuni tipi di reati considerati meno gravi merita di essere respinta con forza. Solo per fare un esempio, se il secondo quesito venisse approvato, un soggetto accusato di stalking che non abbia usato violenza o armi, in assenza di pericolo di fuga o di inquinamento probatorio, non verrebbe sottoposto ad alcuna misura cautelare. Credo che questo sia il quesito potenzialmente più dannoso e contrario agli interessi dei cittadini tra tutti quelli di cui si discute. Sicuramente siamo per Il NO ed è bene ribadirlo e far capire agli italiani l’importanza cruciale di questa scelta.

 TERZO QUESITO: LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

La rigida separazione delle carriere dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, rischierebbe di creare seri danni al nostro sistema giudiziario, con ricadute che andrebbero ben al di là delle dinamiche interne alla magistratura. Siamo per il NO al terzo quesito, perché l’attuale comunanza di percorso iniziale tra pubblici ministeri e giudici contribuisce a scongiurare il rischio che si venga a creare una sorta di sistema accusatorio puro, in cui il PM si trasforma in una specie di ‘avvocato di polizia’.

QUARTO QUESITO: LA PARTECIPAZIONE DEI MEMBRI LAICI A TUTTE LE DELIBERAZIONI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA CORTE DI CASSAZIONE E DEI CONSIGLI GIUDIZIARI

Il quarto quesito, se approvato, potrebbe aprire a possibili conflitti d’interesse, perché gli avvocati chiamati a valutare i magistrati, se pure in buona fede, si troverebbero nella posizione di poter fare pressioni sui togati. Di qui il nostro NO. Tra l’altro il progetto di riforma proposto dalla ministra Cartabia prevede il coinvolgimento degli avvocati e docenti nei Consigli giudiziari, senza tuttavia riconoscere un voto ai singoli avvocati e docenti, ma un voto unitario degli avvocati solo in caso di segnalazione da parte del Consiglio dell’Ordine degli avvocati. In questo modo la questione, così come posta con il referendum, verrebbe superata.

QUINTO QUESITO: L’ELIMINAZIONE DELLA RACCOLTA FIRMA PER LE CANDIDATURE AL CSM

L’eliminazione della raccolta firme per la candidatura al Consiglio superiore della magistratura non risolve nemmeno lontanamente il problema della deriva delle correnti e da sola non può produrre effetti concreti sul sistema elettorale. È una proposta che, se trovasse applicazione, risulterebbe forse non dannosa ma assolutamente inefficace. Il tema del sistema elettorale per il Csm deve essere affrontato in maniera organica come è stato fatto all’interno della riforma Cartabia. Il quinto quesito è sostanzialmente inutile, quindi diciamo NO.

 

 

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